Visto che al mio appello ha risposto soltanto l'Ale, direi che all'unanimità il Cinosarge sceglie di affrontare il tema da lei proposto per iniziare questa prima tornata di discussioni, ovvero:
del divenire e delle sue conseguenzeIn uno dei suoi frammenti più famosi
Eraclito afferma:
"negli stessi fiumi scendiamo e non scendiamo, siamo e non siamo"
Per quanto egli sia riconosciuto come il "padre del divenire", il filosofo che più estremizzerà questa posizione sarà
Cratilo (di cui sappiamo dal famoso dialogo platonico), teorico del "panta rei" (tutto scorre), secondo cui sarebbe addirittura impossibile conoscere ciò che scorre sempre e, di conseguenza, attribuirgli un nome: ovvero, le cose si possono soltanto indicare.
Inutile sottolineare come il tema del divenire sia diventato uno degli spunti centrali della filosofia contemporanea (basti pensare a
Gilles Deleuze ed alle sue ri-letture di alcuni filosofi come
Bergson,
Spinoza o
Leibniz), poiché quello che qua c'interessa è arrivare subito al nocciolo del problema rimarcato dall'Ale, che credo possa essere così interpretato:
come affrontiamo il divenire/cambiamento e soprattutto le sue conseguenze?
Il tema è vastissimo, anche perché ne chiama in causa tanti altri, e non può essere scollegato da una riflessione sul concetto d'
identità, ad esempio, come non può esulare da una riflessione sul problema della libertà di
scelta. Innanzitutto proporrei dunque un primo punto su cui dibattere, un modo per contestualizzare il problema, ovvero:
che cosa intendete oggi, nel mondo della comunicazione e del mercato globale e digitalizzato, per identità? Da qui ne consegue che se ne potrà dedurre se per divenire s'intende il cambiamento del soggetto, del mondo fuori del soggetto, o piuttosto di entrambe o di nessuno dei due aspetti...
A voi la parola