DEGNO DI UN CANE IL CIBO...

Il sovrano Alessandro, per farsi gioco di Diogene di Sinope, che veniva chiamato il cinico, gli mandò un vassoio pieno di ossi, ma lui lo accettò e gli mandò a dire: "Degno di un cane il cibo, ma non degno di re il regalo".

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Località: ROMA

9.25.2006

PRIMO TEMA

Visto che al mio appello ha risposto soltanto l'Ale, direi che all'unanimità il Cinosarge sceglie di affrontare il tema da lei proposto per iniziare questa prima tornata di discussioni, ovvero:

del divenire e delle sue conseguenze


In uno dei suoi frammenti più famosi Eraclito afferma:
"negli stessi fiumi scendiamo e non scendiamo, siamo e non siamo"
Per quanto egli sia riconosciuto come il "padre del divenire", il filosofo che più estremizzerà questa posizione sarà Cratilo (di cui sappiamo dal famoso dialogo platonico), teorico del "panta rei" (tutto scorre), secondo cui sarebbe addirittura impossibile conoscere ciò che scorre sempre e, di conseguenza, attribuirgli un nome: ovvero, le cose si possono soltanto indicare.
Inutile sottolineare come il tema del divenire sia diventato uno degli spunti centrali della filosofia contemporanea (basti pensare a Gilles Deleuze ed alle sue ri-letture di alcuni filosofi come Bergson, Spinoza o Leibniz), poiché quello che qua c'interessa è arrivare subito al nocciolo del problema rimarcato dall'Ale, che credo possa essere così interpretato:
come affrontiamo il divenire/cambiamento e soprattutto le sue conseguenze?
Il tema è vastissimo, anche perché ne chiama in causa tanti altri, e non può essere scollegato da una riflessione sul concetto d'identità, ad esempio, come non può esulare da una riflessione sul problema della libertà di scelta.
Innanzitutto proporrei dunque un primo punto su cui dibattere, un modo per contestualizzare il problema, ovvero:
che cosa intendete oggi, nel mondo della comunicazione e del mercato globale e digitalizzato, per identità? Da qui ne consegue che se ne potrà dedurre se per divenire s'intende il cambiamento del soggetto, del mondo fuori del soggetto, o piuttosto di entrambe o di nessuno dei due aspetti...
A voi la parola

9.20.2006

ISTRUZIONI PER L'USO

Visto che ancora nessuno si è fatto avanti, forse è il caso che questa scuola inizi a discutere alcuni dei suoi principi di base. Che in realtà sono ben pochi, e comunque discutibili, poiché riprendono alcuni presupposti degli "agili cani".

1. Come la filosofia dei cinici fu detta "popolare" (tanto che ispirò un genere letterario fondamentale come la satira) perché rifiuta divisioni di ceto, così la nostra scuola è aperta a tutti, in quanto crediamo che ogni cervello ha il diritto di allenarsi con i più "illuminati"

2. La virtù, intesa in primo luogo come conoscenza, non dovrebbe essere influenzata dalle passioni; il che non vuol dire che non si debba essere passionali, ma che ci si debba sforzare di lasciare le proprie passioni (intese soprattutto come convinzioni, e dunque come pregiudizi) al di fuori di una discussione che cerchi di accerchiare il proprio oggetto da tutti i lati

3. Ne discende dal secondo punto che sarebbe preferibile non chiudersi nel proprio universo di riferimenti personali, ma bensì aprirsi ai problemi del mondo, alla sua attualità (il che, naturalmente, non vuol dire affatto cancellare il passato), poiché il pensiero ha il potere di incidere sulla realtà, così come gli effetti di quest'ultima mutano il nostro essere

Al di là di questi pochi principi iniziali, in questa scuola non si vuol insegnare un bel niente, se non a coltivare il gusto per una discussione il più possibile libera ed aperta.
Tant'è vero che non si paga niente... e non è un fatto da poco visto quanto costa oggi studiare!

Dunque, per dare il buo esempio, direi che il primo argomento potreste proporlo voi tra i commenti... che ne dite come inizio?

9.19.2006

LA SCUOLA E' APERTA

CINOSARGE in greco significa "cane agile" ed è il nome del ginnasio in cui Antistene, che con Platone fu condiscepolo di Socrate, tenne le sue lezioni. Pare che da qui derivi il termine "cinici", ripreso dai suoi seguaci che seguivano una vita sciolta (come cani randagi appunto) da qualsiasi vincolo familiare o politico, al di fuori insomma di tutte le convenzioni.

Forse un blog può diventare qualcosa di molto simile ad una scuola per cani, in cui discutere liberamente di tutto, partendo da sé stessi (in fondo per i cinici il sapiente si basta per sé) per aprirsi sul mondo (allo stesso modo per i cinici la propria città era il mondo).

Spero in un gran numero di iscritti a questa nuova/antica scuola, tanto ormai all'università s'inventano corsi di ogni tipo, dei più inutili, poiché ciò che conta è il numero: strano paradosso, oggi anche nel campo della cultura conta più la quantità (i crediti appunto) della qualità.
Quale posto migliore, dunque, di un ginnasio per cani sciolti?

Per concludere degnamente l'inaugurazione di questo primo anno scolastico, lascerei il campo, come nella migliore delle tradizioni, ad una citazione pertinente:

il sovrano Alessandro, per farsi gioco di Diogene che veniva chiamato il cinico, gli mandò un vassoio pieno di ossi e lui lo accettò e gli mandò a dire:
"Degno di un cane il cibo, ma non degno di re il regalo"