DEGNO DI UN CANE IL CIBO...

Il sovrano Alessandro, per farsi gioco di Diogene di Sinope, che veniva chiamato il cinico, gli mandò un vassoio pieno di ossi, ma lui lo accettò e gli mandò a dire: "Degno di un cane il cibo, ma non degno di re il regalo".

Nome:
Località: ROMA

10.24.2006

ANTAGONISMI

Mi scuso per la mia prolungata assenza, ma anche noi cani dobbiamo sopravvivere, e per farlo ci tocca tirare la catena, quando più quando meno...
Eravamo rimasti al quesito finale del Piero Ciampi: che cosa s'intenda cioè per appiattimento degli antagonismi sociali. Con ciò non voglio affatto intendere che gli antagonismi siano scomparsi, ma che ad un livello superficiale, performativo ed informativo, essi vengono neutralizzati. L'uso di internet e la copertura sempre più vasta dell'informazione, dovuta all'avvento di mezzi di trasmissione sempre più efficaci, non serve in realtà a dire di più, quanto piuttosto ad occultare sempre più efficacemente il non detto. Questo vale anche per la presunta libertà di internet, che come mezzo in sé avrebbe un potenziale enorme come motore di circolazione delle idee - ma non dimentichiamoci che lo stesso discorso poteva valere anni fa per la tv, almeno dal punto di vista della sua diffusione - che però si sta muovendo verso una direzione che probabilmente era inscritta sin dall'inizio: la proliferazione e la dispersione degli spazi virtuali non si identifica necessariamente con un maggior numero di scelte possibili, anzi, alla lunga sembra indebolire la presenza degli spazi alternativi - la loro capacità di dire appunto - favorendo paradossalmente quella dei luoghi deputati del sapere/potere. Penso ad esempio ai siti dei quotidiani, che recuperano tutta una fascia di lettori disabituati ormai alla pratica dell'acquisto giornaliero di carta stampata - favorendo anche un effetto di analfabetismo di ritorno - o ai motori di ricerca: su internet è ormai diventata una gara a chi è più bravo a inserire parole chiave per arrivare ai primi posti - chiaro esempio di libertà di scelta pilotata, o teleguidata se preferite. Che cosa c'entra tutto ciò con la conflittualità? Io credo che c'entri molto, e lo leggo come uno degli effetti "naturali" del concetto di democrazia così come viene inteso oggi: ad una sempre maggiore spinta verso l'individualismo si accompagna una vera e propria abitudine a delegare tutto ciò che non ci riguarda direttamente. L'antagonismo viene spinto sempre più verso il campo della virtualità - e quand'esso è "reale", come nel caso degli scontri di piazza, viene in qualche modo "virtualizzato" attraverso la ripetizione degli occhi di ripresa (in primo luogo della tv e di internet stesso) che ce lo allontanano nel momento stesso in cui c'illudono di avvicinarcelo. Ciò che ci viene detto è: noi siamo qui per te, non devi far altro che guardare... Da secoli il rapporto tra potere e visualizzazione - tra sguardo e sapere - è indistricabile, ma è indubbio che abbia subito delle notevoli variazioni e che oggi esso sia ancora più forte. Più visibilità, maggiore controllo. E' come l'esempio che porta Deleuze in Che cos'è l'atto di creazione, quando parla della moltiplicazione delle auostrade come apparente incremento della libertà di circolazione, a cui però si accompagna anche un maggior controllo - una maggiore visualizzazione del territorio. E' un po' quello che succede con la rete internet, attraverso il controllo degli accessi... Forse sono andato fuori dal seminato, e per questo vi rilancio il quesito: quali sono per voi i luoghi della conflittualità nelle moderne democrazie occidentali?

4 Comments:

Anonymous Anonimo said...

Grazie mille per gli auguri!!!
Contraccambierei ma non vorrei farteli in anticipo e si dice che porti sfiga..
A quando i festeggiamenti???
Un bacino
*Ale*

11/06/2006 1:00 PM  
Anonymous Anonimo said...

Divido il mio intervento in due parti:nella prima parlo del concetto "piu' visibilita',piu' controllo".
Nella seconda cerchero' di rispondere alla domanda finale di Dearcassidy.


Riguardo al concetto di "piu' visibilita', maggiore controllo" sono d'accordo.Se oggi si tende alla pubblicizzazione del privato,ad apparire per poter esserci,alla spudoratezza come prova di sincerita' e innocenza,all'esposizione pubblica(e' lo stesso individuo a consegnare la propria interiorita') dei tracciati segreti dell'anima,ecco se tutto questo sta avvenendo ha un motivo o conseguenza ben precisa:omologazione a cui il potere tende per una piu' comoda gestione degli individui.Quel "controllo" di cui parlava Dearcassidy e' sì qualcosa di utile a qualcuno(al potere,al marketing ecc.ecc.)ma alla radice di tutto c'e' la tecnica:le differenze individuali,i significati propri di ciascuno,solitudine,la parola segreta dell'anima sono assolutamente un impedimento per il sistema perche' non hanno niente a che fare con l'efficienza,con l'utile e così via.Il "dire",parlarsi,quando non e' puro linguaggio funzionale,l'unico a cui e' interessato il mondo della tecnica,e' puro rumore,che svolge a sua volta la funzione di mascherare l'afasia dell'anima.

Riguardo invece alla domanda finale:un antagonismo che mi viene in mente e' fra il potere e la conoscenza tecnica.Oggi il potere puo' solo fare da mediatore fra vari soggetti che hanno conoscenze tecniche(mediazione,anche se il potere rimane subordinato).Un esempio banale e' quello dello sciopero dei piloti aerei.

11/08/2006 5:03 PM  
Anonymous Anonimo said...

(Intervento fuori discussione sulla nostra scuola)

Non credo che sia un paradosso che nelle universita' conti piu' la quantita che la qualita'.La storia dell'occidente e' una storia meccanicistica,scientifica.E la scienza ha il compito di uniformare le sensazioni qualitativamente piu' diverse che l'uomo ha di fronte alla natura.L'uomo per sentirsi piu' sicuro di fronte a misteriosi e difficili (da comprendere)aspetti qualitativi uniforma tutto sotto un'unita' di misura(che poi e' tipico del metodo scientifico).

11/13/2006 9:37 AM  
Anonymous Anonimo said...

.."son tornata quella dei tempi migliori..."
Che strano commento, anche se azzeccato: come ogni persona ho un carattere multisfaccettato che contiene numerose sfumature, dalla più "pazza, divertente&irriverente" alla più "cupa, depressa e abbandonata".. Ma sono emozioni, attimi di vita.. la ruota gira..
Come disse H. Hesse in quel capolavoro de "Il LUPO DELLA STEPPA":
-"... e quando in certe anime particolarmente intelligenti e delicatamente organizzate balena l'intuizione della loro molteplicità, quando come fa un genio, esse infrangono l'unità personale e sentono di essere pluriformi, di essere un fascio di molti ii, basta che lo dicano e tosto la maggioranza le imprigiona, ricorre all'aiuto della scienza, fa constatare la loro schizofrenia e protegge l'umanità perchè non debba ascoltare dalle labbra di questi infelici un richiamo alla verità... In realtà nessun io, nemmeno il più ingenuo è un 'unità, bensì un mondo molto vario, un piccolo cielo stellato, un caos di forme, di gradi e disituazioni, di eredità e possibilità."
ti mando un grosso bacio con lo schiocco
*Ale*

12/04/2006 5:39 PM  

Posta un commento

<< Home