TECNOCRAZIA E INDIVIDUALITA'
A proposito del tema proposto precedentemente, il Piero Ciampi (chi non lo conoscesse corra subito a cercare i dischi dello scomparso cantautore livornese) punta l'attenzione sulla riduzione del movimento del divenire all'ambito dell'economia - ci dice, cioè, che ormai vediamo il divenire soltanto come sviluppo (che io prendo nell'accezione economica) che pervade tutti i campi, da quello lavorativo a quello amoroso. Egli intravede la causa nella tecnocrazia (la cui etimologia greca proviene da tecne - tecnica - e cratos - potere - da cui governo dei tecnici) che annulla le individualità. E' paradossale parlare di ciò su internet, poiché in quello che viene definito cyberspazio si verifica proprio questo rovesciamento di termini: laddove si ha apprentemente più libertà, dove il divenire sembra più fluido, si ritrova invece il massimo della coercizione. E' interessante leggere, sul caso in questione, il testo di Slavoj Zizek intitolato L'epidemia dell'immaginario. Il filosofo slavo affronta ciò che definisce la soppressione del master - inteso qui come il grande Altro, in senso lacaniano, che si profila all'orizzonte - e del potere simbolico (virtuale) che esso rappresenta: teorie come il cyberevoluzionismo, costruite sull'ideologia del cyberspazio come organismo naturale auto-evolventesi, perdono di vista le reali relazioni di potere - politiche ed istituzionali - entro cui organismi come internet possono prosperare. L'illusoria libertà illimitata che ci fa toccare il mondo del cyberspazio si ribalta così nel suo contrario: ciò che viene annullata è la fondamentale distanza dall'Altro, dallo Straniero, in cui l'eccesso di scelta rischia di essere esperito come impossibilità di scegliere. Si perde la prossimità, e con essa l'individualità: "la comunità universale della partecipazione diretta escluderà tanto più energicamente coloro a cui è impedito parteciparvi".
Può sembrare un pensiero reazionario, eppure il fatto che sia stato lo stesso Bill Gates a celebrare il cyberspazio come "capitalismo senza attriti" dovrebbe farci riflettere: al di là degli ostacoli materiali, quest'idea preannuncia, ahimè, anche l'appiattimento degli antagonismi sociali.
E senza di essi, penso di poter dire che non esista reale divenire...
Può sembrare un pensiero reazionario, eppure il fatto che sia stato lo stesso Bill Gates a celebrare il cyberspazio come "capitalismo senza attriti" dovrebbe farci riflettere: al di là degli ostacoli materiali, quest'idea preannuncia, ahimè, anche l'appiattimento degli antagonismi sociali.
E senza di essi, penso di poter dire che non esista reale divenire...

1 Comments:
Sono d'accordo sul discorso dell'Altro lacaniano.A proposito di cio' vorrei dire come anche nell'incontro tra persone si sia perso il gusto dell'attesa,il fascino e il dolore dell'assenza.Un divenire ,in questo senso,apparentemente troppo fluido...ma questa fluidita' e' imposta e comporta,paradossalmente,un freno(coercizione)...alla nostra capacita' individuale di assaporare il tempo.Mi fermo qui perche' le considerazioni sociologiche conseguenti a tutto cio' penso che non siano attienti alla nostra conversazione che e' invece soprattutto filosofica.
Sul problema dell'immagine-informazione ha scritto cose stupende gunther anders nel suo "l'uomo e' antiquato"(1955),dove dice "chi e' informato non e' libero perche' invece della cosa riceve soltanto il suo predicato" oppure quando afferma "..il positivo assunto delle trasmissioni e' proprio quello di produrre attegiamente ambigui:esse si propongono di produrre una serieta' non seria o una seria non-serieta',cioe' uno stato di oscillazione e fluttuazione,in cui la distinzione tras serio e non serio non ha piu' valore , e nel quale l'ascoltatore non puo' nemmeno porsi la domanda".Nella maggior democraticita' di internet(rispetto alla televisione di cui parlava anders) vedo solo pericoli in piu'.
Ci e' negata anche la liberta' di fare esperienza reale:visto che il mondo ce lo portano a casa.
Con "capitalismo senza attriti" bill gates voleva dire forse altre cose ma appena l'ho letto mi e' venuto in mente Anders ..." Se prima non eravamo in grado di afferrare o di interpretare questa o quella porzione di mondo,cio' avveniva perche' l'oggeto ci sfuggiva o ci opponeva una RESISTENZA che non potevamo infrangere.Oggi non e' piu' così.Ma e' proprio questa MANCANZA di resistenza del mondo trasmesso che impedisce di afferrarlo e di interpretarlo.O forse, non e' poi tanto strano: non afferriamo una pillola liscia che scivola giu' senza resistenza.Il mondo che penetra facilmente somiglia alla pillola.Il mondo,la realta' si rende troppo facile,e' troppo premuroso,e nel momento stesso in cui si presenta si e' gia' concesso,quindi non arriviamo nemmeno a prenderlo;e tanto meno a dover mettere dell'impegno per afferrarlo e per affernarne il senso".Tutto cio' porta ad una omologazione degli individui che non puo' far altro che appiattire gli "antagonismi sociali"?
Potresti farmi un esempio di appiattimento di antagonismo sociale?
Il divenire del soggetto e' il divenire del consumatore che dipende dal divenire economico-tecnologico.
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