UNIVERSALISMI
Riallacciandomi a un commento del Piero Ciampi riguardo al potere - inteso come mediatore fra soggetti sociali in possesso di una data tecnica - vorrei adesso soffermarmi su che cosa sia da intendersi oggi l'università. Parlo da ex studente di quello che ormai viene ricordato come "vecchio" ordinamento - chi c'è passato si ricorderà delle lunghe sessioni semestrali passate su pile di testi fra loro distanti, e spazialmente e temporalmente, ma che prevedevano, dato essenziale, un percorso culturale ed intellettuale tracciato dai professori - e che s'interroga sui fini, più o meno nascosti, dell'ultima riforma. E' evidente a tutti che la crescente specializzazione venga auspicata da una società che mira alla divisione dei vari strati, che da sociali sono diventati per l'appunto tecnici, basati cioè sulle competenze: qualcosa di simile alle vecchie suddivisioni di arti e mestieri, con la differenza che la cultura medievale restava in qualche modo universalistica ed enciclopedica. Se si vanno a vedere i programmi e gl'indirizzi delle università di oggi - cosa ancora più preoccupante quando succede in contesti umanistici - risulta invece che la specializzazione non è più soltanto tecnica - manuale, per così dire - ma anche culturale - intellettuale. Il potere in questo caso non si limita a mediare fra i soggetti - lo fa in due modi: manovrando i futuri tecnici e accordando università e partner finanziari - ma si autoalimenta grazie agli effetti del proprio lavoro: creando nuovi posti di lavoro ad hoc autorizza le università, e di conseguenza tutte le altre strutture scolastiche, a perseguire sempre più scrupolosamente il proprio scopo. L'insofferenza per la teoria - comprensibile laddove essa voglia arrogarsi qualche primato sulla pratica - sta aumentando contestualmente alla richiesta di studenti pronti all'inserimento nel mondo del lavoro ancor prima di aver terminato gli studi. Gli stage non retribuiti, tanto per fare un esempio, a chi servono: agli studenti per inserirsi in un'azienda, all'azienda per sfruttare il loro lavoro non retribuito o alle università che percepiscono i finanziamenti? Ed i master: servono davvero a prepararci meglio per il futuro, o non sono soltanto uno degli ultimi stratagemmi inventati dal potere per parcheggiare e tener buoni per qualche anno ancora dei cervelli che ribollirebbero altrimenti di rabbia e di noia?
