DEGNO DI UN CANE IL CIBO...

Il sovrano Alessandro, per farsi gioco di Diogene di Sinope, che veniva chiamato il cinico, gli mandò un vassoio pieno di ossi, ma lui lo accettò e gli mandò a dire: "Degno di un cane il cibo, ma non degno di re il regalo".

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Località: ROMA

12.19.2006

UNIVERSALISMI

Riallacciandomi a un commento del Piero Ciampi riguardo al potere - inteso come mediatore fra soggetti sociali in possesso di una data tecnica - vorrei adesso soffermarmi su che cosa sia da intendersi oggi l'università. Parlo da ex studente di quello che ormai viene ricordato come "vecchio" ordinamento - chi c'è passato si ricorderà delle lunghe sessioni semestrali passate su pile di testi fra loro distanti, e spazialmente e temporalmente, ma che prevedevano, dato essenziale, un percorso culturale ed intellettuale tracciato dai professori - e che s'interroga sui fini, più o meno nascosti, dell'ultima riforma. E' evidente a tutti che la crescente specializzazione venga auspicata da una società che mira alla divisione dei vari strati, che da sociali sono diventati per l'appunto tecnici, basati cioè sulle competenze: qualcosa di simile alle vecchie suddivisioni di arti e mestieri, con la differenza che la cultura medievale restava in qualche modo universalistica ed enciclopedica. Se si vanno a vedere i programmi e gl'indirizzi delle università di oggi - cosa ancora più preoccupante quando succede in contesti umanistici - risulta invece che la specializzazione non è più soltanto tecnica - manuale, per così dire - ma anche culturale - intellettuale. Il potere in questo caso non si limita a mediare fra i soggetti - lo fa in due modi: manovrando i futuri tecnici e accordando università e partner finanziari - ma si autoalimenta grazie agli effetti del proprio lavoro: creando nuovi posti di lavoro ad hoc autorizza le università, e di conseguenza tutte le altre strutture scolastiche, a perseguire sempre più scrupolosamente il proprio scopo. L'insofferenza per la teoria - comprensibile laddove essa voglia arrogarsi qualche primato sulla pratica - sta aumentando contestualmente alla richiesta di studenti pronti all'inserimento nel mondo del lavoro ancor prima di aver terminato gli studi. Gli stage non retribuiti, tanto per fare un esempio, a chi servono: agli studenti per inserirsi in un'azienda, all'azienda per sfruttare il loro lavoro non retribuito o alle università che percepiscono i finanziamenti? Ed i master: servono davvero a prepararci meglio per il futuro, o non sono soltanto uno degli ultimi stratagemmi inventati dal potere per parcheggiare e tener buoni per qualche anno ancora dei cervelli che ribollirebbero altrimenti di rabbia e di noia?